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Tufo

Tufo è un piccolo comune italiano in provincia di Avellino, di soli 934 abitanti e situato nella valle dove scorre il fiume Sabato.

Tufo, così come il suo castello, deve la propria origine ai Longobardi che qui si insediarono. Nella città sono state poi ritrovate testimonianze risalenti all’epoca romana, in particolare si racconta che durante i lavori per la costruzione del ponte che collegava il bosco di Prata di Pricipato Ultra con la città venne ritrovato un cunicolo di un acquedotto romano-sannitico. Più evidenti e certe sono invece le testimonianze del passaggio dei Longobardi che utilizzarono Tufo come via di passaggio data la sua collocazione strategica a metà strada tra Avellino e Benevento grazie alla quale era possibile controllare il territorio del Terminio e del Sannio.

Il nome deriva dalla roccia vulcanica del Tufo, infatti tutto il paese sorge su una collina di origine tufacea ai piedi del Monte Gloria, e grazie alla quale si sono avuti i primi insediamenti nella zona. Il territorio è bagnato dal corso del Fiume Sabato ed ricco di sorgenti,  ricoperto di vigneti (area del Greco di Tufo DOCG) e boschi. La sua posizione strategica fece sì che il comune assunse notevole importanza perché era possibile controllare il territorio sottostante dal Terminio al Sannio. Il centro storico è caratterizzato dalla presenza di diversi palazzi signorili e portali.

Il territorio fu munito di robuste fortificazioni e nel 1266 fu area di battaglia tra Svevi e Angioini. Fino al XV secolo il comune rimase sotto l’influenza sannita, tornando sotto la giurisdizione avellinese solo con la regina Giovanna II di Napoli. Tufo rimase coinvolto nelle vicende che interessarono l’intera Italia meridionale intorno al 1400, quando passò in mano agli Aragonesi, per essere poi ceduto al conte Piatti di Venezia nel XVIII.

Nel 1866 Francesco Di Marzo scoprì l’esistenza di miniere di zolfo sul territorio comunale. Grazie a questa scoperta Tufo, in breve tempo, divenne uno dei più importanti centri estrattivi del Mezzogiorno, tanto da occupare fino ad 800 persone. Tuttavia, l’ apertura dei mercati esteri e il mancato adeguamento tecnologico degli impianti furono all’origine della crisi degli anni ’60 , che portò alla chiusura delle cave e a quella dell’impianto di trasformazione.

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