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Il museo archeologico di Taurasi

Il Museo Archeologico di Taurasi, nato nel 2004, accoglie una ricca documentazione relativa alla cultura preistorica di un territorio da sempre crocevia di popoli, quale è, sin dai tempi più remoti, la media valle del Calore, all’interno della quale è situato il comune irpino.

Il nucleo principale del museo è costituito da reperti archeologici risalenti dall’Età Eneolitica (circa 4000-2300 a.C.), rinvenuti nel corso delle indagini condotte, tra il 1993 e il 1996, presso il sito di Contrada San Martino, da parte della Soprintendenza delle Province di Salerno, Avellino e Benevento.

Il sito, posto sulla sommità della dorsale della collina di Taurasi, ha restituito una testimonianza del tutto originale per la Campania nell’ambito dell’Eneolitico, periodo in cui comincia a diffondersi l’uso dei metalli.

Le date al radiocarbonio indicano che la fase eneolitica risale dalla prima metà del IV millennio a.C. La collocazione del sito, scarsamente fornito di difese naturali ma vicino alla valle del fiume Calore, era senza dubbio favorevole per l’insediamento di una piccola comunità agricola.

Le strutture eneolitiche

Gli scavi hanno messo in luce cinque strutture, alle quali erano collegate numerose sepolture ad incinerazione, tutte relative ad un’unica fase archeologica dell’Eneolotico.

La documentazione che se ne ricava, per ricchezza, originalità ed estensione non ha sinora confronti. La presenza in queste strutture di tanti reperti ceramici e litici non direttamente collegati con le sepolture, rafforza l’impressione che queste non avessero unicamente la funzione di contenitori delle sepolture, ma che vi si potessero svolgere anche altre attività, probabilmente legate al culto dei morti.

Anche se sporadiche tracce di incinerazioni più antiche sono segnalate in Italia già in contesti neolitici, queste di Taurasi sono senz’altro le più antiche incinerazioni da sepolture distinte sinora note. Qui il rito di sepoltura prevedeva la cremazione del cadavere, in alcuni casi con gli oggetti pertinenti all’abbigliamento e con l’eventuale corredo di accompagnamento. I resti della cremazione venivano poi raccolti e sistemati presso le strutture, talvolta deposti direttamente in fosse, ma nella maggior parte dei casi essi erano riposti in un vaso che fungeva da cinerario.

Quando presente, il corredo consiste prevalentemente di un solo oggetto per sepoltura:spesso punte di freccia a trapezio, talvolta un vaso o un pugnale litico, in un caso una fusaiola.

I reperti esposti

Il materiale esposto è in gran parte pertinente ad alcune capanne con funzione prevalentemente funeraria, anche se, come detto, non è esclusa l’ipotesi che vi si svolgessero anche normali attività domestiche. I reperti sono in gran parte costituiti da tazze, scodelle, boccali, bicchieri, brocche, bacini o olle in ceramica.

Alcuni di questi oggetti sono stati rinvenuti già in stato frammentario,  a seguito presumibilmente, di attività rituali praticate presso le medesime capanne, in connessione al culto dei defunti che vi erano.

Accanto ai reperti in ceramica è esposta una serie di oggetti in pietra, consistenti per lo più in pugnali, asce in pietra levigata, macine e schegge di lavorazione, e due reperti metallici, un pugnale e uno spillo, entrambi in rame.

Questi ultimi, di particolare rilievo, rappresentano una delle più antiche attestazioni dell’Eneolitico dell’Italia Peninsulare. La loro rarità indica come il metallo rappresentasse al tempo ancora una risorsa scarsa e, perciò, preziosa, la cui funzione doveva essere principalmente quella di segnalare il ruolo preminente del possessore. L’Eneolitico, del resto, si caratterizza proprio per l’utilizzo della pietra, per realizzare armi e utensili, a cui si affianca gradualmente quello del metallo, in particolare del rame.

Il Museo si trova presso la Casa Comunale, ex convento di San Domenico, in Via Del Convento a Taurasi.

L’ingresso è libero, dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,00 alle 18,00, aperto il sabato e la domenica su prenotazione.

Tel: 082774004

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