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Fontanarosa è un borgo agricolo che sorge sulle colline nella media valle del Calore, nel cuore dell’Irpinia.

Il suo nome deriva probabilmente dalla presenza di una fontana con acque ferruginose e venature rosa. Secondo altri invece il nome deriverebbe da una famiglia di feudatari locali.

Il paesaggio si presenta collinare con alture che si raccordano dolcemente con le zone pianeggianti del fondovalle dove scorrono dei piccoli valloni ed il torrente Fredane, che ne lambisce il confine meridionale.

Sulle sue dolci colline vengono coltivate le uve destinate alla produzione dei vini DOP, è riconosciuta come Terra del vino del Taurasi DOCG.

Rinomata anche per la pietra, la famosa “Pietra di Fontarosa”, ma soprattutto per la sua lavorazione. Infatti date le caratteristiche geologiche del paese, così come tutta l’Irpinia sub-appenninica è ricco di buoni materiali lapidei adatti alla costruzione e all’impiego pavimentale esterno; materiali estratti dalle cave locali e lavorati, nei laboratori di Fontanarosa di affermata tradizione artigianale.

La “pietra di Fontanarosa” che indica la breccia più fine, quella che, a differenza delle altre tipologie di breccia, per i suoi elementi talmente minuti, densi ed amalgamati agli altri componenti, permette il suo utilizzo per sculture, portali e arredi.

Passeggiando per il centro antico e per le strade è possibile verificare il costante utilizzo di questa pietra calcarea che nel corso dei secoli è stata scolpita e lavorata da grandi scalpellini locali.

L’aggregato urbano è quindi costituito da portali, cornici e gradinate, edifici e particolari architettonici tutti in pietra. Elementi in pietra che si sviluppano anche lungo tutta la rete viaria con portici e aperture che danno un tipico carattere estetico all’ambiente.

Nel borgo antico di Fontanarosa si alternano vari elementi in pietra scolpiti dai grandi maestri medievali e artigiani della pietra locali che con la loro opera hanno testimoniato la grande tradizione locale.

Attualmente l’ economia locale punta alla rivalutazione della pietra lavorata in chiave moderna.

 

Da non perdere

Pozzo della Madonna

Il Pozzo della Madonna è scavato all'interno di una grotta sul retro della Chiesa della Misericordia. Una leggenda, dice che una pastorella trovò, nel pozzo, la statua della Madonna ora custodita nella teca posta sull'altare Maggiore. L'acqua del pozzo è ritenuta miracolosa.

Chiesa della Madonna della Misericordia

Una piccola chiesetta, eretta nei pressi di in un pozzo, narrato dalla leggenda, come luogo del ritrovamento di una miracolosa statua della Madonna. E' questa la descrizione del popolo, circa l'origine della chiesa della Madonna delle Misericordia. Nel corso del tempo, a partire dal XV sec., la fabbrica ha subito varie modifiche dovute sia ad esigenze di culto che per interventi di restauro dopo i danni subiti dai vari eventi sismici. In origine, secondo alcuni storici, la chiesa non presentava l'impianto planimetrico attuale, ma l'ingresso principale era posto sul lato lungo. La data del 1596, segnata sullo stipite del portale in pietra, ubicato su questo lato, è la testimonianza della modifica ed ampliamento. Già nel 1456, iniziarono dei lunghi lavori che si protrassero a lungo a causa di un disastroso terremoto verificatosi proprio in quell'anno. Tra il 1700 ed il 1731, furono fatti altri lavori, in questo periodo fu eseguita la modifica più radicale alla chiesa, fu aperto l'attuale ingresso principale con il suo maestoso portale in pietra. Durante questi lavori fu costruito l'abside ( 1710 ) ed il coro. Nel 1726, il maestro Raguzzino, lavorò all'altare maggiore creando i tanti intarsi di marmi policromi. La chiesa venne riaperta al culto il 16 aprile del 1731. Nel 1884, in occasione della seconda incoronazione della statua della Madonna della Misericordia, l'altare maggiore, si arricchì con colonne laterali. All'inizio del 1900 la chiesa fu decorata in ogni sua parte da vari artisti provenienti da Napoli, tra questi un grande lavoro fu svolto da Arnaldo De Lisio, giovane dell'accademia delle belle arti, a lui si devono la decorazione di tutte le tele del soffitto, nonchè i vari affreschi sulle pareti della navata centrale. Nel 1931, in occasione del grande Congresso Eucaristico, che vide presente a Fontanarosa il Cardinale di Napoli S. E. ASCALESI essa si presentava nel suo massimo splendore, la chiesa più ricca di decorazioni dell'intera provincia. Dal 1973 al 1980 si lavorò per un nuovo e radicale intervento di consolidamento che interessò le fondazioni, le murature, nonchè la costruzione di un tetto in c.a.; durante questo intervento fu arretrato l'altare maggiore con la successiva eliminazione degli stalli nel coro, e venne inserito l'altare rivolto al polo, inoltre furono ripuliti tutti gli stucchi e le tele. Grazie a quest'ultimo intervento, mirato al consolidamento delle parti strutturali, la chiesa di S. Maria Della Misericordia, superò il tragico terremoto del 1980. Le notizie qui riportate sono state riprese dal libro "Fontanarosa e la Madonna della Misericordia" Nicola Gambino- Lioni - 1980.

Confraternita dell'Immacolata e di San Michele Arcangelo

La chiesa dell'Immacolata, è ubicata nei pressi dell'antico centro di Fontanarosa, dopo la sua fondazione, nel 1750, fu polo di attrazione anche per altri insediamenti abitativi, tanto da caratterizzare intorno a se un vero quartiere con attività che venivano svolte nel sociale o in occasioni delle festività e fiere. La fabbrica dell'Immacolata, si pone come emergenza architettonica sull'asse viario che porta verso il Santuario di Santa Maria della Misericordia. Certamente la sua edificazione non fu di getto, la data del 1750, posta sul magnifico portale d'ingresso, in pietra locale, è forse riferita alla sua apertura al culto. La chiesa è frutto di numerosi stratificazioni, che hanno segnato sia la struttura portante che la sua architettura ed i decori pittorici. I lavori all'abside continuarono fino al 1795, esso poi venne ristrutturato ancora nel 1932. Nel 1798-99 fu rifatto l'intonaco esterno ed interno. Nel 1800 fu dipinta la facciata. Nel 1780 fu costruito il soffitto e l'antiporta da alcuni maestri falegnami di Taurasi. L'altare maggiore fu costruito da marmolai napoletani nel 1799. L'interno fu arricchito dagli stalli lignei nel 1804-05. Il bellissimo soffitto fu dipinto da Francesco Uva tra il 1807-08. Soltanto nel 1921 fu messa la prima pietra all'attuale campanile.

Museo della Paglia e della Pietra

Si trova a valle del paese, a pochi metri dal nucleo antico del centro abitato di Fontanarosa, lungo la strada che un tempo collegava i paesi della valle del fiume Fredane. I tre livelli del museo sono segnati da volumi semplici. I prospetti sono caratterizzati da ampie vetrate e copertura a due falde con capriate in ferro e struttura reticolare a vista. Il piano seminterrato è destinato a sala polivalente più servizi igienici e due locali destinati a deposito. La sala polivalente è munita di tutte le strumentazioni per convegni e seminari, la presenza di videoproiettore, multiuso, rende ancora più ampia la gamma di fruizione di codesta sala. Al piano terra sono ubicate: la biblioteca comunale, una saletta per conferenze, la sala del carro e la sala delle sculture. Al primo piano, con affaccio sul livello sottostante e ampia veduta panoramica sulla vallata, è ubicata la sala del presepe. L'opera così come descritta è inserita in un ampio giardino, arricchito dalla presenza di numerose sculture, una monumentale fontana, e percorsi pedonali in pietra. Lo spazio esterno vive in funzione della bellissima Nike di Samotracia, opera che non conosce tempo ne spazio; essa si erge da un blocco informe di pietra locale, per stagliarsi sulla verde campagna. Da questo punto partono i percorsi pedonali che portano alle opere, alla fontana di OGATA, al Contenitore di orizzonti, ai mortai. Due maestosi mortai, realizzati dagli scalpellini di Fontanarosa da altrettanti blocchi di pietra di oltre 100 quintali, delimitano la parte più alta del giardino, dove è possibile sedersi e godersi il panorama, le opere, il rumore dell'acqua. Uno spazio studiato per mettere di nuovo al centro l'uomo, le sue emozioni, la ricerca del bello.

Parrocchia di San Nicola Maggiore

Nel XII secolo, durante l'amministrazione feudale portata dai Normanni, si ebbe in Fontanarosa (AV) un notevole risveglio economico, cui fece seguito una crescita della popolazione, uno sviluppo del commercio e, di conseguenza, una espansione edilizia. Di qui l'esigenza di uscire dalle mura del "castrum" e dare vita a nuovi borghi. La necessità di nuove case significava anche costruire nuove chiese ed in particolare si sentì l'esigenza di edificarne una che svolgesse la funzione di chiesa madre, ovvero di centro della comunità cristiana dove si amministrassero tutti i sacramenti e la funzione di controllo delle altre chiese minori. La chiesa fu dedicata a San Nicola, che in questo periodo era il santo più venerato e anche più amato dai governatori normanni. Essa fu costruita su un piccolo ridosso antistante un grande spazio del nuovo borgo. Non sappiamo con precisione la data in cui questa chiesa fu fondata, ma secondo alcune fonti essa risale al 1308. La chiesa, preceduta da un'ampia gradinata, è disposta normalmente alla piazza antistante. La pianta generale è assimilabile ad un rettangolo dove le strutture della chiesa e dell'annesso campanile sono strettamente connesse. Internamente è divisa in tre navate: una maggiore, la centrale, e due laterali culminanti superiormente con i bracci della crociera dai quali poi si accede alle cappelle semicircolari situate ai lati dell'abside centrale. La scansione della navata è ottenuta dalla pilastratura intermedia. Nel corso dei secoli l'intero edificio ha subito frequenti restauri per l'alternarsi di tanti eventi sismici, e talvolta rifacimenti di tale entità che sono stati piuttosto delle vere e proprie ricostruzioni, che hanno cancellato la distribuzione originaria, anche con l'intento di rendere la chiesa più funzionale.

Confraternita dell'Annunziata

La Confraternita della S.S. ANNUNZIATA fu fondata nel 1706, due anni dopo, grazie al fattivo operato di 71 confratelli, il 19 maggio del 1709, fu benedetta dall'arciprete MEOLA, delegato del Vescovo Pietro Alessandro Procaccini. L'impianto planimetrico ottocentesco, è così descritto in una pagina del Libro Maggiore dell'Oratorio ( datata 1843 ).
La chiesa SS Annunziata "Era esso un luogo per sino l'arco che stava perpendicolare sopra l'altare come oggi esiste e l'altare stava situato in mezzo dei due archi ed il luogo che restava dietro vi stava per l'organo attaccato al muro ed in mezzo di detto muro vi si vedeva il quadro che ora sta sotto il soffitto. Il coro che ora si vede era il cimitero. La sacrestia era una casa che fu comprata dalla congrega. Il cappellone che stava al laterale era la sacrestia con una piccola porta che corrispondeva vicino all'altare. In detta sacrestia vi erano formati dei stiponi di legno ornati di pittura. Vi si vedeva nel soffitto di mezzo un quadro nel centro di San Giovanni Battista che battezzava il redentore . Ai quattro angoli del tetto, quattro Sibille alcune con il loro scritto. Le mura erano adornate di stucco indorato. Vi si vedevano quattro ovati sostenuti da pezzi di architettura in mezzo dei quali vi erano i quattro evangelisti, nonché due piramenti anche di stucco indorate. Nel coretto sotto al soffitto vi era dipinta la nascita di Gesù; nelle mura anche degli ovati con quadri anche della fuga di San Giuseppe in Egitto, la presentazione di Gesù al Tempio, la visita di Maria a Santa Elisabetta e la presentazione di Maria al Tempio. Al fianco del quadro di mezzo vi erano due grandi angeli di stucco colorito che sosteneva duecento lumi come ve ne erano altri due sull'imposta dell'arco di mezzo. Per memoria ancora dei posteri non si tralasci di far menzione che la sepoltura che esiste avanti all'altare e continua sotto il coro perché vi è fatta la volta e non cavata giacchè proibito per effetto del Campo Santo e per tal motivo non si cavò. Vi esiste una corrispondenza fin dentro alla grotta della sacrestia".In questa chiesa, così come descritta dal brano di cui sopra, si accedeva attraverso il campanile, da un ingresso laterale, posto su via Cupa Cammarella, (attuale via Annunziata). Successivamente, sia per la nuova stratificazione urbana, che per la creazione di nuove strade che dal centro portavano verso la periferia, l'ingresso fu posto sull'attuale via Municipio, oggi, una gradonata collega la strada con la chiesa. La Confraternita segnò un momento di grande attrazione urbana, un polo religioso, intorno al quale si organizzò l'abitato costituito da piccole case conservatosi fino al terremoto del 1962, poi, la furia degli eventi sismici e l'opera dell'uomo cancellarono ogni cosa.

Confraternita del Santissimo Rosario e di Sant'Antonio

I lavori di costruzione iniziarono nella primavera del 1707, grazie alla donazione del terreno da parte dell'Università di Fontanarosa ai confratelli del S.S. Rosario che si erano impegnati a costruire una chiesa alla Madonna del Rosario quale ringraziamento per lo scampato pericolo e carestie legate all'eruzione del Vesuvio del 1631; si dice che i terreni fossero coperti da oltre tre palmi di cenere. L' ARCHITETTURA A cura dell'arch. Silvio Raffaele Cosato La chiesa si presenta con una forma estremamente semplice, con un solo lato libero che si affaccia su piazza della Misericordia. L'impianto planimetrico risulta essere inserito a monte tra piccole abitazioni, ed a valle, dalla chiesa della Misericordia. Questo contesto urbanistico ha condizionato in maniera forte anche le soluzioni architettoniche interne e della facciata. La confraternita è ad unica navata, con una copertura a due falde che non sono leggibili dalla facciata, in quanto essa si chiude con una soluzione semicircolare e non a timpano. Nell'interno è presente un soffitto piano in tavolato di legno di castagno su cui è incollata una tela dipinta con disegni che ripropongono un falso cassettonato arricchito da elementi floreali e stucchi a rilievo che ne segnano il modulo. Al centro del soffitto è inserito in una cornice in legno, un magnifico dipinto su tela. Su quest'unica navata si aprono grosse finestre per l'ingresso della luce, una di esse è murata ed al suo posto compare un dipinto su tela di forma rettangolare. Sul fondo della chiesa, addossata alla parete, è inserita la nicchia della Madonna del Rosario, ubicata su un bellissimo ciborio in marmo con puttini laterali. Poco più avanti, quasi sotto l'arco trionfale, che separa la zona dell'altare da quella per i fedeli, c'è l'altare rivolto al popolo, anch'esso molto raffinato nelle forme e nei decori in marmi policromi. Le pareti di questa chiesa non sono decorate, esse presentano attualmente solo quattro medaglioni dipinti; due su ogni lato. Due di questi medaglioni, di forma ellittica, vivono un cattivo stato di conservazione ( vedi documentazione fotografica ). Tutto intorno al perimetro interno della chiesa sono collocati dei magnifici stalli in legno, anche questi, in particolare quelli del coro, sono in condizioni pessime. La piccola confraternita presenta una facciata con un imponente portale in pietra locale, esso segna l'ingresso della chiesa, ai suoi lati, in forma simmetrica, sono ubicate due finestre ellittiche . Anche questa confraternita rientra nelle opere che meritano attenzione. Essa, come le altre presenti sul territorio Irpino, è la testimonianza di cultura e civiltà delle zone interne, lontane dai grandi centri, ma spesso, protagoniste di eccellenti lavori eseguiti da maestri che non hanno lasciato tracce certe della loro presenza.

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