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Birra artigianale, Pagnotta: da Monteverde una sfida vinta con qualità e passione

 

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La storia del birrificio artigianale “Serro Croce” di Monteverde è la storia di un sogno realizzato, di un desiderio esaudito, di una promessa mantenuta, di una sfida vinta.
E’ l’esempio di come un’intuizione sincera possa tramutarsi, con dedizione e sacrificio, in una realtà vincente, di come l’amore per le proprie radici riesca a tradursi in opportunità di crescita per sé e la comunità in cui si vive.
Vito Pagnotta ne ha fatta di strada dal giorno in cui timidamente confidava al nonno di avere la voglia di produrre birra con i cereali coltivati nei campi di famiglia a Monteverde. Una laurea in Agraria, un periodo di formazione presso i mastri birrai in Belgio, poi il ritorno in Irpinia, l’azienda “Serro Croce” e l’Oscar Green 2012.

Dottor Pagnotta, guardandosi indietro si rende conto di aver realizzato un piccolo, grande miracolo? Mi spiego meglio. In una terra come la nostra, in cui lo spopolamento, la deindustrializzazione, la mancanza di prospettive occupazionali e di investimenti la fanno da padrone, come è riuscito a farcela?

Sì, è vero (ride). E’ un vero miracolo! A parte le battute… Posso solo dire che, se sono dove sono oggi, non lo devo al caso. Nulla è stato improvvisato nel mio percorso. E’ stato un iter fortemente voluto, dalla scelta della facoltà universitaria agli studi post-laurea alle esperienze all’estero. Non ho ripiegato su quello che già avevo ma ho costruito un progetto scommettendo su di me e puntando sulla valorizzazione del territorio.

Oltre ad un’idea innovativa, che coniuga tradizione e visione, competenza e passione, al netto di un pizzico di fortuna che non guasta mai, qual è il segreto del suo successo?

Abbiamo molte opportunità in Irpinia. Dobbiamo, però, saperle cogliere. Esistono tante aziende agricole ma fare un prodotto di qualità o offrire un servizio di eccellenza è altra cosa. Bisogna operare con cognizione di causa. Altrimenti si rischia di danneggiare se stessi e l’immagine del proprio territorio. Posso affermare senza ombra di smentita che con il mio birrificio Monteverde vanta un prodotto tipico che sta creando indotto economico ed interesse culturale. Diciamocelo fino in fondo: sta cambiando il modo bere birra in Italia e nel mondo. Ed io non solo sto facendo impresa, ma sto contribuendo anche ad un cambio di passo culturale.

Per i pochi che ancora non conoscono la realtà di Serro Croce… ci racconti la sua azienda. Quali sono le cifre della vostra produzione e quali sono i margini di espansione di medio-lungo periodo. In quali Paesi esportate?

Ad oggi produciamo 30.000 bottiglie di birre da filiera agricola a chilometro zero in un anno ma il trend è in costante crescita tant’è che in un prossimo futuro contiamo di raddoppiare anche in virtù delle tante sollecitazione che ci arrivano in tal senso dall’estero. Stiamo lavorando per chiudere molte trattative con quei Paesi che hanno già una cultura della birra e sono curiosi di assaggiare anche un prodotto italiano artigianale.

In linea generale, quale è la situazione attuale del comparto birra in Italia? Quali politiche di sostegno la politica dovrebbe mettere in campo per valorizzare un settore di eccellenza come questo?

Beh, che dire… La politica fa il suo corso. Cambiano gli attori ma non il copione. In realtà sul comparto pesa come una vera e propria spada di Damocle l’accisa che è aumentata del 30% in due anni. E capirà bene che in un’azienda in espansione, come la mia ad esempio, l’incremento dei costi rappresenta un problema. Già nei confronti del mondo della birra di qualità c’è il pregiudizio dei prezzi considerati dai più alti, ma la verità è che le nostre bottiglie hanno un valore. La vera differenza nella produzione, secondo me, è data dalla filosofia aziendale. Poi in una cornice generale anche la politica ovviamente è chiamata a fare la sua parte.

Una battuta sulla presenza all’Expo del Padiglione Irpinia. Come reputa la partecipazione della nostra provincia e quali ricadute attende sul territorio?

In tutta sincerità non mi aspetto nessun tipo di feed back da Milano. Bene esserci, nel senso però di cogliere l’opportunità di mettere in vetrina la nostra provincia, ma lavorare sul territorio e per il territorio è altra cosa. Quindi, ringrazio gli organizzatori. Ho colto lo stimolo ma è arrivato il momento di fare uno scatto in avanti. Tutti dobbiamo caricarci della responsabilità di far crescere l’Irpinia con prodotti di qualità…

Mi sta dicendo che dovremmo puntare sulle eccellenze enogastronomiche per un nostro rilancio economico e turistico? Crede, cioè, che sia possibile lanciare un brand “Irpinia” che abbia tra i suoi punti di forza i prodotti tipici, oltre alle ricchezze culturali e alle risorse ambientali?

Il brand “Irpinia”? Diciamo che è già venuto alla luce anche se con fatica, ma ora deve poter crescere. Per farlo ritengo che sia necessario fare rete. Visione di medio-lungo termine e sinergia: credo che queste dovrebbero essere le parole d’ordine di tutto il tessuto produttivo. Mi spiego meglio. Affinché il nostro bel territorio sia competitivo rispetto ad altre zone d’Italia occorre costruire progetti seri e comunicarli. Bisogna ripartire dalla logistica e dalle infrastrutture, lavorare sulla ristorazione e sulle strutture ricettive e offrire prodotti di qualità nel settore agroalimentare, che è il vero traino della nostra economia. In definitiva, dobbiamo essere in grado di offrire un’emozione, l’emozione di essere in Irpinia.

Grazie e buon lavoro…

A Lei.

(Intervista a cura di Carmen Bochicchio)

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Categoria: Blog, Interviste, Monteverde

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